La polibibita sfacciata

Torino, Silvia Delia Simonetti | 17 luglio 2017

Images 1, 2 courtesy Elisa Favoron© | Img. 3-11 Courtesy Silvia Delia Simonetti© Il 26 giugno, Il Palazzo delle Misture di Bassano del Grappa è stato teatro del concorso nazionale Miscelatore Futurista Record Nazionale 2017 promosso dalla casa astigiana Giulio Cocchi in collaborazione con altre case storiche della liquoristica nazionale, tra cui Strega, Alpestre, Fabbri, Tassoni e Campari.

Il concorso ha visto all’opera raffinati mixologist da tutta italia che si sono cimentati nella realizzazione di originali ‘polibibite’ a richiamo futurista. Su Essen abbiamo promosso diversi articoli riguardanti il mai dimenticato futurismo e la sua relazione con il cibo e soprattutto con l’arte della miscelazione. Ci sembra invece necessario oggi conoscere da vicino la vincitrice del premio Miscelatrice futurista 2017 con la sua polibibita dal nome sfacciato..

Ecco a voi Elisa Favaron!

Iniziamo con la ricetta, quali sono gli ingredienti ed il procedimento della Sfacciata? Ce li puoi accennare?
La Sfacciata è preparata con Grappa Nardini Riserva 40, dai sentori di fava di cacao, Sangue Morlacco Luxardo, profumato di ciliegie, Barolo Chinato Cocchi, corposo e aromatico. Essi vengono miscelati con ghiaccio a cubo e a chiudere la polibibita, della meringa italiana ed un’amarena, entrambe adagiate sopra.

Cosa rappresenta la Sfacciata per te, in rapporto al concorso?

La competizione è stata molto stimolante, ha richiesto studio, approfondimento e inventiva, sono stata obbligata ad uscire  dagli schemi. Ho voluto dipingere un ritratto di donna, ma che potenzialmente è tutte le donne. Proporre quindi qualcosa che parlasse della personalità decisa e multisfaccettata che alberga in un animo femminile, tutto da riscoprire e reinventare. La complessità del drink rispecchia la Donna Futurista che deve riuscire a “trovare un nuovo equilibrio, a metà strada tra Maschile e Femminile e una nuova armonia fra Corpo e Anima” come direbbe Enif Robert. Deve richiamare un ritorno a all’istintualità prorompente, al gioco di sensi tra seduzione di donna e forza virile, che continuamente si mischiano e contaminano per far nascere l’Uomo e la Donna del Futurismo. La creazione del drink è stata motivo di collaborazione con altre persone e occasione di incontri che hanno permesso di far apparire sfaccettature della mia personalità che sola non sarei riuscita a far emergere.

Per te il cocktail (o polibibita) è più rappresentativo di un momento a sé, o anche a pasto? E se sì, hai degli abbinamenti particolari che ti piacciono?

La polibibita è per una donna che si prende il suo tempo. Qualunque esso sia. Può essere abbinata ad un frammento di cioccolato dai profumi intesi o eleganti. Può accompagnare una serata di fine lavoro difficile o appagante. Può diventare un momento per immergersi nei propri pensieri. A voi la scelta. Alla fine “La Sfacciata” non deve render conto a nessuno se non a se stessa. Fatela diventare la vostra occasione!

Com’è essere una ragazza in questo mondo? Se ne vedono poche, eppure spesso sembrano essere più ironiche e creative del colleghi uomini. Che legame hai col “passato” di questa professione?

Sicuramente non è facile essere Donna in questo ambiente: difficoltà ad affrontare il banco, essere sempre preoccupate per come si viene interpretate, non voler essere fraintese… Tutto questo penso abbia radici antiche. Se proviamo a rivolgere il nostro sguardo al passato quando l’atto del bere era profondamente maschile, quando la donna non usciva se non per accompagnare il proprio uomo, quando i Bar erano sede di discussioni letterarie, politiche ed economiche, dalle quali il gentil sesso era quasi sempre escluso tranne per una piccolissima cerchia acculturata, quando all’interno del locale venivamo relegate a mansioni di secondo ordine, capiamo come mai questo ambiente sia quasi esclusivamente maschile. Ci sono state però, anche in passato, personalità che sono emerse prorompenti, a “ gomiti larghi e pugni stretti”, fra tutte Ada Coleman che nel 1903 divenne la prima donna ad assumere il ruolo di head bartender dell’American Bar del Savoy Hotel di Londra. Ecco! È da qui che inizia la storia delle donne dietro al bancone e, anche se, alla luce di questi aspetti storici, si capisce che gli strascichi del passato sono ancora radicati, dovendosi continuamente scontrare con abitudini, convenzioni e preconcetti, ci sono oggi barlady determinate e con passione. Spero che siano sempre di più, non perchè in qualche modo migliori dei colleghi uomini, ma perchè sicuramente in grado di portare sfaccettature nuove in questo mondo.

Che valore ha il tuo lavoro per te, come hai iniziato, cosa ti dà il tuo lavoro ed il tuo prossimo percorso?

Ho scoperto un lavoro estremamente articolato nel quale posso dare voce a molte mie passioni: la cura per la ricerca del gusto in un equilibrio alchemico, lo studio grazie a libri e corsi sulla miscelazione storica, la continua ricerca di prodotti provenienti da culture diverse, la possibilità di creare una nuova dimensione emozionale attraverso preparazioni in sintonia con le esigenze dei clienti e l’ opportunità di dare voce all’ esigenza delle gente di ritagliarsi i “propri momenti” siano essi di condivisione o solitudine. Ma non è sempre stato così, ho cominciato a lavorare come cameriera o barista in diversi locali, ma gli ambienti non erano assolutamente in sintonia con me e con il lavoro che avrei voluto fare, ma soprattutto per come volevo essere considerata. Ritorniamo al problema già affrontato dell’essere donna in questo ambiente, che spesso ci porta ad essere figura da intrattenimento più che altro. Per quanto riguarda il mio futuro, me lo chiedo anche io…. ci sono molte idee e progetti possibili all’interno dei quali ci sono tanto studio e passione. Diciamo che per ora cerco di vivermi con entusiasmo le occasioni che mano amano si presentano.

POLIBIBITA “LA SFACCIATA”
di Elisa Favaron

How to:

– Un polso di Riserva Nardini 40° (25ml); un polso di Sangue Morlacco (25ml); un polso di Barolo Chinato Cocchi (30ml); Meringa Italiana; Ciliegia Fabbri; colorante alimentare nero.
“La complessità del drink – spiega Favaron – rispecchia la donna futurista che deve riuscire a “trovare un nuovo equilibrio, a metà strada tra Maschilie e Femminile e una nuova armonia fra Corpo e Anima”, come indicava Enif Robert nel 1919”.

LA MISCELAZIONE FUTURISTA – Negli anni venti e trenta, grazie agli artisti aderenti al Futurismo, furono create le miscele più originali nella storia dei cocktail sia nella proposta sia nello studio degli abbinamenti, nel tentativo rivoluzionario di stravolgerne le regole, utilizzando quasi esclusivamente prodotti nazionali, in particolar modo vermouth, grappa e liquori del territorio. Le polibibite (nome autarchico italiano in sostituzione dell’anglofono cocktail) furono ideate nell’ottica di essere funzionali all’azione da intraprendere dopo la bevuta. Per questo motivo la carica alcolica della bevanda aumentava a seconda della difficoltà dell’azione. Decorazioni e abbinamenti divennero parte integrante delle bevande, facendo divenire così le polibibite delle autentiche e provocative opere d’arte temporanee. Tra gli artisti che si cimentarono nella creazione di polibibite Filippo Tommaso Marinetti, Fillia, Enrico Prampolini, Cinzio Barosi, Angelo Giachino, Paolo Alcide Saladin, Fortunato Depero e il dottor Vernazza.

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