Eat Symbols

Bruxelles, Ilaria Dozio | 19 novembre 2012

Image courtesy of Harry+LVH © | Img. 1- 6 e 13 Immagini dell'evento sulla ricetta Bœuf bourguignon da Pampinelle a Bruxelles durante September Design Week | Img. 8 Ricetta bœuf bourguignon !|Img. 9 Partitura sonora della ricetta bœuf bourguignon | Img. 10 Trasformazione della ricetta | Img. 11 Codifica bœuf bourguignon | Img. 12 Appunti sulla cucina e i segni | Img. 14 L'opera Expansion di César | Img. 15 Immagine del ristornate di Gordon - Matta Clark, 1971 | Special thanks to Diego Grandi

Hai mai ascoltato il suono del cibo? Ebbene, Harry+LVH sì. Loro creano, visualizzano, trasformano e interpretano la materia cibo e le sue ricette. Tutto tranne una cosa: mangiarlo.
Per il collettivo belga, la cucina è prima di tutto un processo, culturale, temporale, di trasformazione, e il lavoro sul cibo - come ad esempio la partitura del Beouf Borguignon - è centrato sul linguaggio.

Nel loro progetto, Eat Symbols, la cucina è un processo di creazione di simboli e il loro approccio è quello della riflessione critica e della creazione di sistemi di sperimentazione formale.
Harry+LVH (Harry studio + La Villa Hermosa), due studi grafici di Bruxelles, hanno iniziato a collaborare un anno fa e si sono avvicinati al tema culinario dopo un'esposizione al negozio Pimpinelle durante il Design September festival di Bruxelles.
Oggi sviluppano parallelamente progetti su commissione e progetti personali, tra cui Eat Symbols.

Eat symbols: come si incontrano la cucina e i simboli?
Noi partiamo dal postulato che la cucina sia fatta di simboli e trasformazioni, passaggi di stato e traduzioni, sintassi e quindi linguaggio. Non mangiamo mai niente di ciò che creiamo, è il modo in cui prepariamo e presentiamo il cibo a produrre significati.

Eat Symbols è un work in progress sul tema del cibo come linguaggio.

Finora ci siamo focalizzati sulla scrittura di ricette, di enunciati culinari e possibili traduzioni del cibo nei campi visivi e sonori. Il concetto di sinestesia - l'associazione di stimoli sensoriali diversi - è la spina dorsale del nostro approccio. Quando una ricetta genera suoni, ha luogo uno spiazzamento, ed è proprio questo che ci affascina.

Il blog è strutturato in tre parti: lavorare, scrivere, raccogliere. In che modo la vostra ricerca viene applicata a queste tre aree?
La classificazione che vedi è legata al nostro modus operandi, un processo creativo non lineare. Raccogliere porta a lavorare, scrivere a raccogliere, lavorare a scrivere, e così via... Raccogliere implica una ricerca di informazioni: immagini, testi, video, suoni; Scrivere ci permette di delimitare una possibilità di sperimentazione che dà vita alle nostre raccolte e sviluppa un'intenzione, quindi, di "scrivere" il progetto; Lavorare comprende  l'intero processo di ricerca.

Soffermiamoci per un attimo sulla seconda area, "Scrivere". Mi incuriosiscono le vostre "partiture del cibo". Di cosa si tratta?
In Eat Symbols, la scrittura ha un ruolo particolare, e siccome stiamo parlando di cibo, si traduce nell'enunciazione di concetti culinari, esattamente come uno spartito musicale è l'enunciazione di concetti sonori. Eseguendo queste dichiarazioni si produce una sensazione, segnali da interpretare con l'olfatto, l'udito, il tatto e il gusto. Oltre alla relazione col significato, la traduzione del cibo in suono è interessante perché si svolge nel tempo. Tempo per ascoltare e per preparare il cibo. Per rendere la traduzione possibile, abbiamo cercato di scrivere queste "partiture per ricette musicali". Queste ricette sono un'analisi volta a trovare un linguaggio comune tra cibo e musica. Il tutto ha quindi portato allo sviluppo di un vero e proprio software che produce suoni a partire da ricette.

Il vostro appunto "Nature/culture" (presente nel loro sito) sembra essere il vostro manifesto, dove la materia e la forma, in cucina come nel design o nell'arte, diventa cultura attraverso una trasformazione. Mi spieghereste questa affascinante visione scritta di vostro pugno?
La cucina è un processo culturale. Tutti gli uomini mangiano, ma non preparano il cibo nello stesso modo/moda/maniera e non mangiano nello stesso modo/moda/maniera. Questa trasformazione è una questione culturale e rituale, un processo di segni e di creazione di simboli.
L'appunto scritto a mano che vedi sul sito non è esattamente il nostro manifesto, ma un (ap)punto di partenza dove abbiamo tracciato un parallelismo tra la cucina come processo di creazione di simboli e l'arte.

Mi racconti dell'evento presso Pimpinelle e come ha reagito il pubblico?
Da Pimpinelle abbiamo introdotto il tema e mostrato diverse nostre interpretazioni del cibo: il bœuf bourguignon. Le reazioni sono state tra le più diverse: sorpresa, repulsione, fascino, incomprensione, entusiasmo etc.

Nel vostro blog avete adottato un linguaggio visivo che riduce al minimo l'utilizzo delle immagini e abbonda invece di messaggi scritti a mano: il risultato è sibillino e ispirante al tempo stesso. Qual è la vostra prospettiva?
Il blog riflette il nostro metodo di lavoro. Non cerchiamo un risultato finale, ma ci interessa proprio il Processo, la ricerca e la sperimentazione che costituiscono il processo. E questo si traduce nella struttura e nel design del sito.

C'è qualcosa che non vi ho chiesto e che ci tenete ad aggiungere?
Eat symbols è un work in progress. Tra qualche mese cambierà forma. L'evoluzione è continua e verrà documentata nel blog, seguiteci.

Lo spazio qui sotto è a vostra disposizione per qualsiasi dichiarazione, scrittura automatica o qualsiasi tipo di esternalizzazione, più o meno conscia. Fatene quello che volete!
Eccoti il codice della ricetta "boeuf bourguignon" dal software che abbiamo creato:

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