Sampuru
Photographs by Martina Della Valle per Essen A Taste Magazine
Il SAMPURU in Giappone è una vera e propria arte artigiana.
Nato dalla necessità di creare appetito attraverso uno stimolo visivo, il SAMPURU (che in Giapponese significa: esempio, modello) è l’usanza di esporre nelle vetrine dei locali, imitazioni invitanti del menù offerto.
L’estetica dell’imitazione del cibo supera in questo caso quasi la realtà, diventando più reale del reale.
Perchè anche se l’apparenza non è tutto, nella cucina giapponese conta veramente molto.
Tutto sembra avere inizio nel 1932 quando Takizo Iwasaki dopo la creazione di una perfetta “Rice Omelette” in cera, fondò l’attuale compagnia leader del settore della riproduzione gastronomica, la Iwasaki Be-I.
Poco tempo dopo un ristorante di Tokyo vide crescere considerevolmente la sua clientela per aver esposto delle invitanti anteprime del menù in vetrina.
La Kappabashi-dori a Tokyo, detta anche Kitchen Town è il luogo in cui vengono prodotte queste “delikatessen” in plastica; una lunga strada con circa 170 negozi dedicati a tutto ciò che riguarda la cucina.
Esperti artigiani riproducono a mano chicco dopo chicco, decorano attentamente a pennello strisce di bacon o friggono realmente dei gamberi di plastica.
Tutto parte rigorosamente dal cibo vero che viene deposto in casse di legno nelle quali verrà colato il silicone liquido per formarne il calco. Per far si che tutto imiti il più possibile il vero, gli strumenti usati per modellare e rifinire gli alimenti sono normali utensili da cucina.
La cura del dettaglio alla ricerca della perfetta riproduzione del reale, rende la creazione dei SAMPURU una storia affascinante. Si ha l’impressione di essere in una vera cucina, dove ogni elemento conserva tutti gli aspetti dell’originale, tranne il sapore.








