Simone in Cascina

Milano, Nadia Moro | 2 luglio 2012

Photographer Nadia Moro e Styling Salima Arfoudi per Essen A Taste Magazine© | Assistente fotografo Paola Capetti | Grooming Mary Cesardi | Model Simone Nobili @Indipendentmen | Img 1, 3, 5, 6 camicia Trussardi; gilet Les Copains; pantaloni Canali; stringate Alberto Fasciani | Img. 7 dolcevita Pringle of Scotland; serafina e giacca Mauro Grifoni; pantaloni Ermenegildo Zegna | Img. 8, 9 giacca, camicia, gilet Asos; pantaloni Corneliani; coppola Borsalino | Img. 11 e 12 Girocolllo Salvatore Ferragamo; cintura e pantaloni Trussardi; Scarpe Alberto Fasciani. Special Thanks to un posto a Milano

Per uno straniero, girare Milano da turista è un’esperienza bizzarra. Non ci sono caffè ogni due metri, boulangerie dove mangiare e zuppetterie agli angoli delle strade ma chioschi nelle vie di transito, caffè qualsiasi con cibo con poca identità e seri ristoranti. Cascina Cuccagna, dalle molteplici vite e gestioni passate – memoria per i milanesi – è stata da poco ristrutturata: ha un cortile, dei negozietti di cibo organico, un bar e un ristorante, un posto a Milano, e alcune stanze per dormire.
Il ristorante, il bar e le camere sono gestite e realizzate da Esterni aka Associazione Aprile, e volute e curate da Lorenzo Castellini.
Luca Mercatelli è l’interior designer scelto per l’ideazione e la realizzazione delle parti cibo, perchè lo spazio è stato studiato per rendere la cascina a moduli per ogni tipo di avventore. Il bar è il punto di ritrovo. delizia e incrocio della cucina, della galleria e della sala grande, una sala effettivamente grande che richiama la piazza grande di Locarno nel nome e allestita con tavoli e sedute in formica recuperate da una vecchia scuola ma anche linoleum per tavoli e superfici.
Luca ci racconta che a dar loro una mano è stata la ditta Sampli, che nel tempo ha formito anche la pasticceria Cucchi, che ha trasmesso know how oltre ad alcuni pezzi.

E’ stato un tentativo di ristabilire una continuità con il passato che non rinnega i valori della contemporaneità ci racconta Luca. Si può prenotare online e si potrà chiedere un menù personalizzato incrociando le materie prime che già vengono giornalmente dichiarate e aggiornate sul sito (con tanto di indicazioni del produttore).

Qual è stata l’idea dietro alla progettazione?
Come per il menù, poche materie prime lavorate con sapienza, anche per gli interni abbiamo voluto usare elementi semplici e duttili in grado di comunicare la semplicità del luogo come il lineoleum, economico e durevole e un riferimento agli arredi vintage berlinesi e il legno massello. Abbiamo cercato di dare continuità al pensiero degli abitanti originari della cascina, semplicità e funzionalità.

Ogni saletta ha una sua identità specifica: oltre alla sala grande e al bar c’è la sala camino, un luogo più intimo e silenzioso.

E’ stato difficile ideare la cucina visti i vincoli e i permessi?
Abbiamo spostato la cucina verso il cortile interno spostandola quindi da dove ora è situato il bar e abbiamo lavorato con alcuni consulenti per attrezzarla. non abbiamo avuto criticità. Posso dire comunque che tre sono gli spazi determinanti per la realizzazione del progetto un posto a Milano: la cucina con l’aerea lavaggio, l’area stoccaggio a temperatura ambiente e le celle frigorifere. Sono aree determinanti per capire il passaggio delle persone, le quantità, l’offerta e il mantenimento della qualità. Siamo riusciti a realizzare delle celle apposite da inserire nelle cantine.

E il bar?
Il bar è il luogo madre dell’accoglienza. L’offerta di prodotti biologici e di materie prime scelte ha seguito il progetto anche dal punto di visto del design, quindi oltre al linoleum ho voluto realizzare sedute e tavoli di diverse altezze per incontrare il variegato pubblico internazionale che passa per la Cuccagna dove ognuno per trovarsi a proprio agio può consumare il cibo come meglio crede.

L’anima internazionale e un po’ pedagogica del posto si movimenterà nei prossimi mesi con corsi e workshop sulla natura del cibo.

Luca Mercatelli è interior designer, tra i suoi lavori anche la catena di ristorazione londinese Napket.

testo e intervista: Redazione

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