Wabi sabi

Milano, redazione | 7 settembre 2016

Images by Martina della Valle per Essen A Taste magazine

L’autentica arte dell’Ikebana 
è chiamata Kado, che significa la
 “Via dei Fiori” 
e si distingue dalla semplice realizzazione 
di composizioni floreali.
 E’ una Via di coltivazione
 della dimensione estetica,
 che aiuta a creare uno stato di calma e di serenità,
 per ritrovare le proprie qualità
 e valori umani.
Keiko Ando Mei

Capire la bellezza del Giappone e delle sue arti è una pratica complessa per un occidentale. Concetti come 侘寂 (Wabi-sabi) ad esempio sono in effetti intraducibili. Il tentativo è sempre quello di aggiungere parole e metafore per tradurre pratiche che hanno a che fare con quella che chiameremmo impropriamente metafisica legata alla materia. La cultura giapponese, i suoi famosi contrasti, e la difficoltà nel coglierla attraverso lo studio si può però capire attraverso la pratica. Una disciplina del semplice e perfetto in grado di cogliere l’imperfezione e la transitorietà della vita e delle forme. Leonard Koren, artista statunitense esperto in estetica giapponese, ha descritto l’arte wabi-sabi come “la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute”.

Dal 24 al 25 settembre, Dry-photo arte contemporanea di Prato presenterà al pubblico il workshop ‘One flower, one leaf’. Ikebana applicata al territorio, pensato e realizzato da due artiste: Rie Ono, botanical artist giapponese ma di stanza a Berlino e Martina della Valle, artista visiva.

Proprio attraverso la ricerca e la raccolta di materiali naturali del paesaggio vegetale e dello studio visuale e fotografico delle composizioni vegetali si darà vita a una riflessione sul territorio urbano e sull’estetica wabi-sabi.

Dall’1 ottobre al 15 novembre sarà invece possibile visitare la personale ‘Wabi-Sabi’ di Martina della Valle e curata da Luca Carradori e Chiara Ruberti. L’artista approfondirà il concetto giapponese con una serie composta di dittici di piccolo formato in bianco e nero e fotografie a colori di grande formato. Le opere sono il risultato della ricerca di alcuni negativi non datati e provenienti da studi d’artista o fotografici, che ritraggono anche composizioni di Ikebana. Sono materiali trovati – scatti di vari formati, lastre di vetro e contenitori di carta pergamena scritti a mano – stampati a contatto in scala 1:1 con la loro polvere e i graffi inalterati. Da questo primo nucleo di immagini scaturisce un’ulteriore riflessione che indaga le tracce e le possibilità dell’intervento umano sulla natura, i tentativi di piegare le forme naturali, da complesse a schematiche, cercando di regolare l’imprevedibile.

Rie Ono ci aiuta a comprendere, attraverso la sua esperienza, l’impermanenza e l’estetica di questa arte.

Come hai “incontrato” la tradizione di Ikebana e perché hai deciso di iniziare a studiarla?
Rie Ono: Quasi 10 anni fa, quando lavoravo per una grande società americana di commercio in Giappone, ho sentito l’esigenza di creare o esprimere un equilibrio nella mia vita attraverso qualcosa. All’epoca inseguivo i numeri tutti i giorni.
Quando ho visto una foto di una ikebana, frutto del lavoro di un mio amico, ho capito che era qualcosa di molto diverso da quello che pensavo. La mia idea di ikebana era qualcosa di molto noioso e conservatore. Il suo lavoro non era molto tradizionale ma seguiva la filosofia dell’ìkebana. Era qualcosa di nuovo.
Ho seguito una lezione che mi ha confermato una mia attitudine e quel “qualcosa di nuovo” che alimentava la mia mente e la mia curiosità.
Ho anche preso una lezione di bonsai ma non è compatibile con la mia personalità: avevo paura di prendermi cura di un bonsai che era comunque vivo al di là di me.
Quando guardo al mio passato, la cosa che mi ha sempre attratto è l’”impermanenza” di “condividere e godere di qualcosa con gli altri”. Ho amato la musica e ho desiderato fare la cantante molto tempo fa, ora posso trovare una somiglianza e lo stesso piacere nella musica e nell’ikebana.

Potresti descrivere il concetto estetico di “Wabi-Sabi” e l’influenza sulla tua pratica?

Onestamente non ho mai pensato un modo per riflettere il concetto di wabi-sabi nelle mie opere di ikebana. Ho sempre cercato di sottolineare la bellezza di ogni materiale, in modo che non si sopraffanno a vicenda. Anzi, forse proprio l’idea di “non troppo” è l’equilibrio del mio lavoro.

Durante il workshop con Martina della Valle si insegna come esaltare la bellezza delle piante spontanee e selvatiche. Perché? Cosa pensi sia il loro speciale valore estetico?
Tutti i materiali selvatici non sono organizzati fra loro, ne scaturisce che ogni forma è diversa. Innanzitutto si può scorgere la loro forma originale in relazione al paesaggio e la loro provenienza (un grande albero? uno piccolo? una foresta?). Tutto ciò aiuta a creare l’opera dell’ikebana che ci si sta preparando a fare. in cui tali materiali sono da (dal grande albero? O piccolo albero? Nella foresta? Ecc). Aiuta a venire con l’idea del tuo ikebana.
In secondo luogo l’essere umano è sempre attratto dalla natura anche se di materiale povero e semplice o anche una natura non materiale. Quale scegliere e come usarlo dipende da ciò che attrae la persona al momento della sua scelta. Infine ci dev’essere una parte della nascita dell’ikebana. Credo non ci fossero negozi di fiori in Giappone 500 anni fa. La gente andava nei campi, in montagna o sulla strada e prendeva da lì i materiali, non si preoccupava del costo. Basta semplicemente guardare la natura. Vorrei che i partecipanti al workshop avessero la stessa esperienza.
   
Si utilizza anche il cibo in vostre disposizioni?
Sì, cibo, piante ma non solo, si può effettivamente utilizzare quello che si preferisce compresi materiali artificiali.

Qual è il tuo cibo giapponese preferito, in senso estetico?
Onigiri. Non è necessaria una tecnica speciale per farlo, ma si può infarcire di quello che si vuole ed è portatile. E’ come sandwich. Tutti possono farlo, e si può fare molto gustoso o no, dipende dalla combinazione tra il riso e la farcitura.

“Un fiore, una foglia”. Ikebana applicata al territorio
Workshop con Martina della Valle e Rie Ono 24 e 25 settembre 2016
Dryphoto arte contemporanea, Prato
www.dryphoto.it/new/one-flower-one-leaf

“Wabi-Sabi”
Martina Della Valle
1 ottobre – 15 novembre 2016
Inaugurazione: venerdì 30 settembre, ore 18:30 Dryphoto arte contemporanea, Prato
www.dryphoto.it/wabi-sabi
 

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