De Culinaire Werkplaats
Images Courtesy De Culinaire Werkplaats | Thanks to Nicole Marnati.
Mari olandesi, La città, Cucchiai pieni di onestà, Sorpresa! Sorpresa!, Red, non sono titoli di film ma alcuni dei prossimi temi delle Eating Inspirations, cene-performance del ristorante di Amsterdam De Culinaire Werkplaats, gestito dalle menti e dalle mani di Marjolein Winjes, artista tessile, designer e action researcher e Eric Meursing designer 3D e chef. In questi giorni hanno aperto il loro showroom dove è possible visitare le loro collezioni edibili, progetti e acquistare delicatessen vegetali.
Cosa vi ha portato alla vostra ricerca attuale?
De Culinaire Werkplaats è un misto tra uno studio di design, un ristorante contemporaneo, un romanzo sul cibo e sul progetto del mangiare nell’intersezione tra arte e cibo.. ecco alcuni ingredienti.
Siamo specializzati in piatti del futuro dove la componente della carne e del pesce hanno poco spazio. Verdura, frutta e ortaggi sono i nostri veri protagonisti. DCW ha aperto da poco le sue porte al pubblico ma l’idea del progetto nasce un po’ prima.
Andare fuori a cena era diventata un’esperienza frustrante, poca verdura e poca frutta nei piatti e poca esperienza sensoriale. Avevamo voglia di cambiare stile di vita e fare un percorso di ricerca e sperimentazione sul cibo che potesse appagare il nostro corpo e la nostra curiosità. Così ci siamo messi a studiare texture, colori, la storia del cibo e del gusto, la chimica, gli aspetti politici e culturali e le tecniche di cottura.
Attualmente lavoriamo su tre pattern:
- Il Nero
- La carta commestibile
- Il motto Il cibo è uguale alla moda: ciò che mangiamo/indossiamo rivela la nostra identità
Marjolein, affermi che “We’re shaking up the way people think about food”. E’ un intento rivoluzionario? O volete semplicemente che il vostro cliente-tipo allarghi per qualche ora i suoi orizzonti riguardo il cibo e il modo in cui è abituato a nutrirsi?
Rivoluzionario è un concetto molto vasto. La nostra ambizione è quella di ispirare le persone tanto da indurli a cambiare realmente le loro abitudini sul cibo: è molto di più che “allargare gli orizzonti sul cibo”.
Non vogliamo dire alla gente come deve vivere ma proporre un’avventura personale presentata in una delle nostre cene.
Ci piace toccare emotivamente le persone con i nostri piatti. Quello che facciamo è creare atmosfere e produzioni di cibo nuove rispetto al food design.
Dal punto di vista dell’industria alimentare e servizi del ramo ospitalità De culinaire werkplaats è cosa piuttosto rivoluzionario, infatti ci contattano un sacco di aziende che vogliono la nostra consulenza o il sostegno per nuove prospettive su come mangiare..
Si potrebbe dire, senza voler assolutamente parlare di una “tendenza attuale”, che in Olanda i progettisti del cibo siano focalizzati tutti più sull’atto alimentare che su una trasformazione del cibo come materia. Pensate di rientrare in questo tipo di filosofia progettuale? In caso affermativo, pensate che questo abbia a che fare in qualche modo con la vostra nazionalità?
Non ci sentiamo molto affini agli altri food designer olandesi. Ci siamo messi in questo campo con un obiettivo specifico, creare cibo e concetti e ispirare le persone a mangiare più frutta e verdura.
Prendiamo concetti ispiratori come ‘emozioni’, ‘nero’, ‘acqua’. Utilizziamo questi concetti per guidare la nostra prospettiva creativa, per trovare nuovi sapori, forme, texture, strutture e a volte anche nuovi modi di mangiare. Usiamo il ristorante per creare un nuovo alimento, così ogni mese lavoro su un nuovo tema, che si traduce in un cosiddetto eat inspiration ( 5 piatti che comprendono 1 cocktail, 2 piatti dolci e 2 piatti salati).
Ogni mese si parte con un progetto nuovo, un nuovo eat inspiration che parte sempre dal dialogo con i nostri ospiti. Chi vuole può rimanere a vedere come lavoriamo e qual è il processo di lavoro.
Tornando al food design olandese direi che ci sentiamo più affini al design scandinavo: meno = più. Mentre a proposito del food design alcuni designer affermano che non è possibile progettare il cibo, che è già progettato perfettamente in natura, ma può esistere solo il design del mangiare come azione. Questo è corretto ma se si definisce il concetto cibo in modo molto limitato. Il cibo del resto è un concetto che comprende anche il pasto che, il piu delle volte, è una creazione che parte dalla mente.
Negli ultimi anni il cibo è diventato uno dei grandi protagonisti della scena del design e della cultura in generale. Tuttavia, parlare di “food design” confonde ancora parecchia gente, specie chi non è del settore. Il più delle volte, viene scambiato per la maniera in cui viene impiattato un cibo, il che equivale a concepire questa disciplina come un mero atto estetico.
Il vostro lavoro, che è invece assai più radicale e profondo, viene capito dal pubblico che frequenta il vostro atelier/studio/ristorante? Vi capita mai di rimanere frustrati?
Siamo d’accordo che ‘food design’ è una nozione che crea confusione. E ‘un concetto sfuocato perché un sacco di discipline entrano in campo puntando a risultati diversi (il design con il cibo, il design per il cibo, interior design per gli spazi del cibo, ecc). Non importa se non-professionisti non capiscono il concetto di food design, un sacco di persone mi fanno domande e cercano di capire quello che facciamo. Non mi crea mai frustrazione anche se non veniamo capiti anzi le domande e le osservazioni mi sono sempre utili. Certo, divento piuttosto triste quando incontriamo persone che considerano un piatto di carne un diritto civile e non riescono ad aprirsi a mangiare una cena diversa.
Ci ha rapito parecchio la ricerca “ossessiva” (in senso positivo) di Marjolein sulle fibre vegetali. In molte mostre hai presentato tessuti, addirittura vestiti edibili fatti con fibre di alcune piante, ottendendo risultati realmente innovativi e interessanti. In che modo cibo e moda sono relazionati? Hai l’ambizione di portare questi capi unici su un mercato di moda elitario o sono solo pezzi d’arte?
Il nostro motto è: cibo uguale moda, ciò che si mangia e ciò che si indossa rivela la nostra identità. Mette in mostra chi sei o chi vuoi essere.
Abitare, mangiare e coprirsi sono tre bisogni base della vita dei popoli. Non si tratta più di sopravvivenza, questi tre bisogni sono cambiati grazie al benessere economico ma si tratta di capire chi si è. Questi tre elementi sono diventati uno strumento di comunicazione. Ogni boccone e ogni capo d’abbigliamento dicono molto su di te.
Food & Fashion hanno molto in comune. Marjolein è anche artista tessile e le è venuto naturale tradurre le fibre alimentari in moda e viceversa. Abbiamo utilizzato i nostri progetti di carta vegetale per creare delle vere e proprie texture fashion e progetti in cui cibo, moda e sostenibilità si incontrano.
In questo momento siamo in grado di fare qualche tessuto di carta vegetale fatte con la macchina da cucire, forse sono pezzi d’arte che raccontano una storia legata al cibo ma sarebbe una buona idea creare un abito per Lady Gaga.
Da gennaio 2012 introdurremo 2 nuove eat inspirations sul paesaggio e l’architettura e stiamo lavorando su questo nuovo tema architettura-cibo-moda.
















