Alice Socal

Milano, Charlotte Garlaschelli | 27 gennaio 2012

Illustrations by Alice Socal for Essen A Taste Magazine© | Img 5 Alice Socal con Matcha | Img. 6 Conversazione fb sul Matcha | Thanks to Diego Poletti

In una mappa di persone di fiducia da cui si fa guidare, Alice studia disegno, illustrazione e fumetto ad Amburgo. Ha pubblicato Luke lo scorso anno – una storia su Luke Skywalker da vecchio – Il Pane e Haarkugel e ha illustrato alcune copertine – tra cui quella del magazine Illywords. Ha già esposto in una collettiva ad Amburgo e tra poco esporrà di nuovo i suoi lavori. Conoscere Alice e leggere le sue storie è come accedere ai mondi paralleli possibili in ogni momento.
Ha disegnato per Essen quattro tavole sul cibo di Amburgo.

E’ passato un anno da quando ci siamo sentite la prima volta ed eri sempre ad Amburgo, è cambiato qualcosa nel frattempo? Ti stai per diplomare?
Sono qui da 4 anni e dallo scorso anno è cambiato parecchio nel frattempo, ad esempio parlo piú l´italiano che il tedesco. Da un anno inoltre non frequento piú corsi e sì, ora sto lavorando al mio diploma di laurea che sará a fine o inizio Aprile. Ci sarà una mostra insieme ad altri due disegnatori artisti e compagni di studio (nonché amici). Ne seguirá, spero, in qualche modo, una pubblicazione in tedesco e in futuro anche una versione italiana.

Mi parli del tuo viaggio in Giappone?
Il viaggio in Giappone é stato possibile grazie all´Università che frequento. Io e altre tre compagne della classe di Anke Feuchtenberger (insieme a Stefano Ricci sono il motivo per cui ho scelto di continuare a studiare qui) siamo state ospiti dell’ Universitá Seika di Kyoto, gemellati a un corso interno all’indirizzo di specializzazione in manga.
In realtà abbiamo avuto poco a che fare con la scuola e i corsi locali: alloggiavamo in una casa tradizionale giapponese fuori Kyoto tra montagne e foreste di Bambú. Una mattina siamo state svegliate da un invasione di scimmie.
È stata un esperienza eccezionale, magica.
Era tutto così incredibile che non sapevo come gestire al meglio il tempo, avrei voluto fermare ogni attimo per poterlo assimilare. Mi sarebbe piaciuto avere più tempo per osservare ossessivamente l’abbigliamento, le espressioni, il portamento, i gesti e i modi di parlare delle persone che avevo intorno.
Avrei voluto poter disegnare ogni cosa sfiorasse il mio sguardo. Ho cercato di girare da sola, camminare lungo il fiume Kamo, visitare templi buddisti, giardini zen, perdermi in sentieri e spingermi in situazioni un po’ inquietanti. Mi sarebbe peró anche solo bastato girare in tondo, partire da attorno alla casa dove alloggiavamo camminare in centri concentrici sempre piú ampi, fino ad arrivare alle stradine attorno e alle casette con gli orti, per non perdermi niente e non annoiarmi mai. Ho cercato di risucchiare sistematicamente tutto.
Ero in uno stato emozionale continuamente alterato, sembrava tutto così diverso e lontano da quello a cui siamo abituati in Europa. Bello, commovente e misterioso.
Abbiamo anche realizzato una collettiva con artisti giapponesi e con loro abbiamo vissuto la vita notturna del luogo, siamo stati in posti piccolissimi ad ascoltare musica di grovigli di fili di ferro e microfoni a contatto standoc raggomitolati e senza scarpe. Ovviamente sorseggiando sake caldo.

Oltre al matcha hai trovato dei posti o delle cose buone o che ti hanno incuriosito da mangiare?
Certo, ovviamente anche il cibo era entusiasmante.. Amo il riso, per cui anche il tipico snack economico da comprare al Seven-Eleven o Family Markt (supermercatini aperti sempre) cioè un triangolo di riso con pesce o avvolto da un’alga erano il mio cibo perfetto. Ho assaggiato cose viscide, gelatinose, non identificate, cose buone e cose che lasciavano perplessi.
In un ristorante abbiamo mangiato del sashimi molto buono e bellissime zuppe con tofu, alghe e germogli vari. Il sake era versato fino ad arrivare all´orlo della tazzina e certe volte traboccava nel sottotazza quadrato. Il tutto era disposto con un attenzione estetica. I colori, i contrasti, l´alternarsi, tutto avrebbe meritato una meravigliosa foto e tutto disposto cosí armoniosamente da mettere suggestione a qualsiasi occidentale. Siamo state anche su una tavola calda in cul la tavola era davvero una piastra calda, sulla quale venivano posate queste specie di frittatone con aggiunta di vari ingredienti che continuavano a sfrigolare e muoversi.

Breve accenno ai dolci. Io appartengo a quella categoria di persone che amano i Mochi e non hanno paura che il godimento possa trasformarsi in tragedia da soffocamento. Questa pallocca a base di collosa pasta di riso a volte colorata da té verde contiene fagioli dolci macerati ed é davvero molto elastica e appiccicosa e di conseguenza non a tutti dá sensazioni positive. Non so poi come mai, il té verde macha e tutte le derivazione e variazioni sul tema, quali gelati, biscotti, panini zuppe ecc. non siano ancora approdate in occidente sconvolgendo i canoni di buono ai quali fino ad ora ci siamo orientati.

Sembra che l’individuo nei tuoi racconti sia sempre isolato, come fosse in un quotidiano pieno di domande continue e cose quotidiane e bizzarre insieme. Sei cosi anche tu?
Sì quel personaggio sono io ma quando sono effettivamente nella pratica e in quella fase in cui sono concentrata al cento per cento sul e nel mio lavoro. Allora le cose si fondono abbastanza.
Lí, al tavolo da disegno si ripresenta tutti il vissuto e il presente e posso giocarci come voglio, ovvero ho il privilegio di potermi soffermare ed elaborare con il disegno pensieri e idee ragionevolmente classificabili nello scomparto “cose inutili/irrilevanti”. Ovviamente non sono cono inutili, dobbiamo salvare tutto, nel processo creativo.

Chi è Pallas? E cosa mangia?
Pallas é il personaggio della storia a fumetti che sto disegnado. Prende il nome da Peter Simon Pallas, colui che ha rilevato le prime Palassiti, meteoriti dalla composizione ferrosa. È rimasto il nome del protagonista, mentre con meteoriti, fine del mondo e astronomia non ho piú combinato nulla.
Non so bene ancora cosa mangi. Non lo vedo gran cuoco, credo si conceda spesso qualche cibo surgelato.

Cosa fai ad Amburgo oltre a studiare?
Oltre a disegnare, cerco di imparare cose che non so fare: Suono e canto canzoni tristi adolescenziali alla chitarra, cerco di imparare a meditare a testa in giú e ogni tanto esco.

Mi piace molto questa foto che hai su vuoto incipiente, dimmi qualcosa sulla foto
Mi piaceva il soggetto, e la dinamica. Un signore che gioca a golf da solo lungo il fiume Kamo, a Kyoto.
Mi piace ogni tanto stampare qualche foto digitale al Budnikoski sotto casa ( una specie di “casa del sapone”o “schlecker”), due a due.

Come è andato Luke?
Credo bene, ho avuto dei feedback positivi. Non ho peró potuto seguire moltissimo la pubblicazione, stando comunque sempre qui ad Amburgo.
È stata comunque un’esperienza entusiasmante, una volta che vedi il tuo libro stampato, con la tua storia, in tante copie su un tavolo e i tuoi disegni esposti sui muri, hai una certa soddisfazione che coccola il tuo ego fino alla prossima pubblicazione. Fare libri é bello, concretizzi in un oggetto tangibile quella parte della tua vita mentre lo realizzavi.

Tre posti dove mangi ad Amburgo?
Casa. Non posso permettermi grandi altre esperienze culinarie, sia per questioni di economia, di tempo ma anche per pigrizia.
Poi un Falafel quá e lá e qualche hamburer vegano stra fritto. Forse dovrei puntualizzare che da una decina d´anni abbondanti non mangio carne pur non essendo vegetariana. In materia, miglior currywurst di Amburgo o della Germania. Non sono quindi competente.
Quest´estate ho amato moltissimo il Frühstuck Club (Frühstuck, in senso lato, sarebbe colazione) al Gängeviertel ovvero Buffet vegano con mille tipi di cose spalmabili a base di legumi-tofu-semi, insalate, dolci, frutta, zuppe un florilegio di sapori e mescolanze. Si spilucca quá e lá fino a non poterne piú, un dj mette su musica chill e si chiacchiera. Il tutto rigorosamente ad offerta libera. Credo i tedeschi non avendo grandissima tradizione culinaria si sbizzarriscano senza pudore in sperimentazioni scatenate di grande fantasia quasi sempre sorprendentemente funzionanti. Almeno quelli vegani.
Nel sito si trovano, ad esempio, ricette di insalata di aringa senza aringa.

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