FaltyDL Stands Uncertain

Venezia, Diego Poletti | 13 maggio 2011

Portraits by Sam Mirlesse | Banana picture by Andrew Lustman

Passato dai piatti di sushi a quelli delle consolle di mezzo mondo, FaltyDL è l’uomo perfetto per raccontarci come un ex-chef puo’ traslare la sensualità della sua cucina a dei ritmi musicali: diventando uno dei produttori più affermati. La sua musica sembra svilupparsi ogni volta in una direzione diversa: si muove dal suono ricercato di Londra (uk garage, IDM, il dubstep meno grezzo) a quello di New York (deep, soul, anche hip-hop), sintesi delle sue eclettiche passioni. Le sue risposte aprono finestre su altre domande, inevitabilmente a un “o – o” risponde con un “e – e”, e quando gli chiediamo un percorso culinario ce ne dice due.

Il tuo vero nome è Andrew Lustman: avevi un soprannome quando eri chef? O forse ne avevi per i tuoi coltelli?
C’erano due chef messicani che mi chiamavano Hermano de Leche perché sono bianco. Io li chiamavo Hermanos de Café. Gli volevo bene e mi mancano molto. A dir la verità sono stati loro a insegnarmi a cucinare.

Stand certain o Stand uncertain: ci sono cibi a cui torni sempre o, come nella tua musica, hai un’attitudine esplorativa?
Ritorno sempre a quello che mi piace. Spesso ritorno anche su ritmi e textures, comunque. E allo stesso tempo non arrivo ad una ricetta deliziosa o a un bel ritmo senza aver prima esplorato.

La tua musica è anche in qualche modo mimetica: ti addentri in zone diverse, ne assorbi le forme e le risputi secondo la tua personalità. Ti piace preparare pasti “tematici”? O preferisci mixare cose diverse?
I pasti tematici sono uno spasso, specialmente se accompagnati dal beverage giusto. Mi annoio molto facilmente, da cui le parti più frenetiche della mia musica.

Dieta pre set: cosa preferisci mangiare?
Il sushi va bene, è leggero. Ma non datemi latticini…

E durante, cosa ti piace bere?
Una bella birra, ne bevo 3-4 all’ora.

Hai mai pensato di raccogliere delle impressioni su quello che mangi nelle diverse località in cui vai a suonare, tipo il cantante dei Franz Ferdinand? Puoi dirci il miglior posto in cui hai mangiato, e il peggiore?
Delle volte in cui ero di fretta ho dovuto ricorrere mio malgrado a del cibo da hotel terribile. Tuttavia a Milano ho mangiato nel ristorante di questo piccolo hotel 5 stelle, vicino al Live… stupefacente! Il lardo… il LARDO… squisito. Il miglior lardo che abbia mai mangiato.

Dove esci per mangiare la sera a New York? Facci un percorso ragionato per una serata nella Grande Mela: aperitivo, cena, dopocena, comfort food di fine serata.
Si parte da Louis 649 nell’East Village o al Weatherup a Brooklyn per l’aperitivo. Sono due whiskey bar. Poi sempre nell’East Village una passeggiata fino al Caracas per le arepas argentine. Prendete La Surena… fidatevi. A Brooklyn invece bisogna andare al Flatbush Farm o al Vanderbilt, proprio di fronte al Weatherup. Dopo cena, un cartone da 6 birre e via verso il terrazzo di un amico. Di solito finisce così.

Ci sono cose che assolutamente non mangi o non mangiavi? Perché?
Combatto coi latticini da una vita. È terribile. E davvero un peccato perché adoro il formaggio e il gelato. E il latte anche. Amo il gusto del latte, ma non posso berlo.

Che piatti ti hanno insegnato a cucinare i tuoi genitori?
Non cucinavano mai. Da loro ho imparato cosa non mangiare…

Come li cucini i Rapidly Harvested Asparagus?
Ahah odio quel disco, non mi capacito della sua esistenza.

Ci sono piatti che non riesci a cucinare?
Mi piacerebbe saper cucinare il Sancocho colombiano (ndr. tipica zuppa sudamericana; la variante colombiana è fatta con carne, plantano, patate, manioca e altre verdure, e servita con un piatto di riso).

Conosci altri chef-musicisti?
No ma son sicuro che ce ne sono tanti!

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