Le Fooding Recap

Milano, redazione | 28 ottobre 2011

Images Essen A taste Magazine© made by Nikon Coolpix P300 – Img. 1 Il pane del Fish Burger di Cristiano Tomei | Img. 2, 3 Preparazione del Pane, olio e acciughe di Andrea Berton | Img. 4 Andrea Berton | Img. 5 La carne della Tartare di manzo con rafano, rape e carusoli di Giovanni Passerini | Img. 6 Cristiano Tomei | Img. 7, 8 Jon Pollard | Img. 9 Le “Arabeschi di Latte” | Img. 10 Franco Cazzamali | Img. 11 Il piatto di Andrea Berton | Img. 12 Christian Puglisi | Img. 13 Le Grand Banchetto | Img. 14 Le cucine | Img. 15 Davide Trovato Havana Ice Club | Img. 16 Richard Boccato



Siamo stati alla seconda edizione de Le Fooding Milano, concluso sabato scorso dopo tre giorni di assaggi e delizie. Ci siamo divertiti. Questo lo spirito del Fooding che è riuscito mirabilmente a riproporre a Milano il gusto dell’alta cucina mai scisso dallo stare bene mangiando in compagnia, che lo differenzia dagli altri festival culinari.
Un banchetto ben articolato, con grande attenzione teatrale. perchè la cucina è anche questo, scena e retroscena, tempi e dettagli studiatissimi dal vero cast del fooding: gli organizzatori.

Ciò che hanno creato a le Fooding è stato uno spettacolo: la tavolata veneziana con i panni stesi sul soffitto, il casting dei camerieri (che giravano al buio con un faretto sulla testa), la banda in comparsa verso fine cena e gran finale prima delle danze nella sala cocktail attigua.
Qualche hard guest prenotato per tutto l’evento, al terzo giorno ha dato forfait e non è venuto. Tre giorni di fooding sono intensi. Non siamo abituati. Perché il divertimento e il piacere sono collegati ad una seria esperienza culinaria.
Chef dal mondo, quest’anno selezione di italiani sparsi nel globo, hanno messo in atto il loro sapere che va oltre all’abbinamento del piatto e al gusto ma è anche consistenza e chimica, quella che ha provocato nelle tre serate euforia e coinvolgimento di tutti i commensali.
Alexandre (Cammas), fondatore e padrone di casa della manifestazione, con il megafono ha proposto il dilemma se sia meglio mangiare in Italia o da chef italiani all’estero (ma la reazione degli ospiti alla domanda è stata un po’ imbarazzata).
L’impressione era che il gran cast di chef sono stati scelti per bravura e conoscenza ma anche per disponibilità.
Sembravano tutti rilassati, divertiti e contenti di esserci.

E’ la prova di quanto il food sia parte di un tutto che comprende abbinamenti, sapori, scienza ma anche contesto, elementi scenografici, ritmo dei movimenti, tempi, elementi sensoriali uditivi, visivi e tattili (bellissime le posate DeVine di Pandora Design) possa cambiare la qualità della vita e l’umore.

Chi ha vinto? Cazzamali, il macellaio. Pura spalla e pancia di manzo – tritata a mano, rimestata con l’acqua, condita con olio e pepe.

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