The Soup Nazi

Milano, Charlotte Garlaschelli | 21 novembre 2011

Photographer Chiara Racheli per Essen a taste magazine© | Immagini della preparazione delle 4 zuppe per l’evento Radio Street Food Manifesto

Venerdì scorso, guests di Radio, abbiamo preparato 4 Vellutaniche colorate per l’evento Street Food Manifesto #3. Linda si è svegliata presto, ha fatto la spesa e si è messa a pulire, tagliare e mescolare per realizzare:

Zuppa Arancio: mela zenzero carota e zucca | la più amata: pubblichiamo la ricetta.
Zuppa Rossa: sedano pomodoro peperone e cipolla |
Zuppa Verde: broccoli piselli e patate |
Zuppa Bianca: cavolo porro e zucchine |

Durante l’evento abbiamo letto un testo serio di semiologia zuppesca che come promesso pubblichiamo:

Archetipo della cucina casalinga, la zuppa che bolle in pentola a fuoco lento, è un concentrato di saperi e di aromi di mista provenienza. Veniva chiamata Jus dai latini – succo degli alimenti e norme che regolano la vita sociale!- e successivamente diventa suppa – da lingue germaniche – derivato dal verbo supa o sufen, inzuppare – il pane dentro a qualcosa (ricorda la minestra dal verbo minestrare, distribuire).

Il liquido partecipa alla mensa legandosi ad un’azione. Che sia individuale e intima, come l’inzuppamento, o minestrata, richiede comunque una partecipazione.
Justus von Liebig il secolo scorso decriptò il concentrato e decise di diffonderlo al mondo. Intuendo la necessità di portarsi in giro la zuppa, la fece a dadini facendosi carico di quel lavoro sulla forma e sul concetto propria del food design.

Legato al Fanelli Cafè di Soho – NY – locale datato 1847, quindi un raro luogo del mangiare di sempre per i newyorkers, amato ricordo del periodo proibizionista, Soup Kiosk è un banchetto di distribuzione zuppe, brodi e minestre da portare via nel bicchiere di carta king size, lo stesso che si usa portare in giro per il caffè per scaldarsi le mani nelle gelide giornate invernali della città. Se l’immagine può ricordare Miracolo a Milano, questa fruizione in realtà è esattamente conforme all’alimento: la forma è funzionale anche al riscaldamento.

Mangiare in giro è un’opportunità che ci permette di assaporare contemporaneamente la cucina e la trasformazione del panorama che attraversiamo. E’ un concentrato di azione che si sintetizza pienamente nella zuppa, spremuta di sapori diversi.

La zuppa, considerata anche base della cucina di sussistenza, è atto trasformativo. dal crudo al cotto, dalla forma ad una forma diversa, dal solido al liquido. Un cambiamento di stato, qualcosa di alchemico come le lastre fotografiche di inizio secolo.
Che il lungo procedimento, la lenta cottura si possano abbinare allo Street Food, permette di scollegare i significanti e i plastismi della cucina, modificandone l’immagine e operando un cambiamento di senso del valore già intrinseca nella zuppa: con la trasformazione degli alimenti in qualcos’altro si riassume la culturalizzazione del prodotto, si aggiunge una costruzione di senso.

Il valore magico della zuppa, che ritroviamo nei pentoloni degli stregoni, deriva già da quegli alimenti base che decifriamo grazie al gusto e all’olfatto, assaggiando, testando e indovinando gli ingredienti originali che provengono da chissà dove, e con chissà quale storia. Il valore arriva dall’origine e dal trasporto non meno che dal fatto di essere stati cucinati e trasformati dalle mani di qualcuno. Un valore culturale altissimo in grado di togliere la natura delle cose e aggiungerne una nuova.

E’ un progetto narrativo che utilizza una base strutturata, uno stato (solido), aggiunge un’azione, quella del tagliare, pulire sminuzzare, frullare, e una sintesi finale completamente diversa dalla prima e mista: si può coniugare un ravanello con dell’agnello? qui si uniscono per sempre, particelle dell’uno dentro all’altro a definire un gusto inzuppato. La totalità dei sapori si espande nella bollitura prolungata come nella fase intermedia, con olio o altre aggiunte che producono espansione.

La zuppa è apertura. E’ l’operazione opposta alla compattazione – tipica dei formaggi o della pasta – è un’operazione culturale a mano di un mago, un manipolatore, un demiurgo che determina nuova forma – liquida e informe – allo stato di natura; allo stesso tempo è un’atto di fiducia. Farsi sedurre da una zuppa significa affidarsi a ciò che non si vede e non si sa cos’è, ci affidiamo a chi l’ha preparata. Spogliati dalle immagini e immersi nelle strade possiamo affidarci alle mani culturali di chi non conosciamo, all’espansione di una cosa che raddoppia il suo volume, ad una dimensione – nel senso letterale – nuova, che comprende tante cose insieme senza mantenerne l’identità singola.
Nella sua narratività la zuppa suggerisce la mescolanza e l’assenza di grammatica – culinaria e sociale.

The Soup Nazi è il titolo di un episodio della situation comedy “Seinfeld” prodotto dalla NBC nel 1984

Tags: | | | | | | | | | |