Sufganiyot

Milano, redazione | 5 novembre 2017

Image by Jen T©

Inizia tra poco, il 12 dicembre la feste delle luci, l’Hanukkah, per la precisione è iniziata durante il tramonto del 24 del terzo mese, kislev, del calendario ebraico. A commemorare l’inaugurazione, anzi la re-inaugurazione del Tempio di Gerusalemme (profanato e contaminato dal nemico) dopo la vittoria contro i Maccabei nel 165 a.C.
Questa festa, di ben otto giorni e associata all’olio e al fuoco, è da approfondire nelle innumerevoli fonti e storie tramandate. Nessuno sa con esattezza perché è associata all’olio e nemmeno perché è lunga 8 giorni e 8 notti. Il miracolo dell’olio puro trovato e capace di alimentare le torce per 8 giorni, nonostante fosse bastevole solo per uno, è confutata da diverse fonti (compare per la prima volta nel Talmud babilonese nel V secolo dC).
La questione certa è che l’Hanukkah è collegata al fuoco e all’olio: è uno dei motivi per cui si festeggia mangiando frittelle.
Le frittelle e i doughnuts americani sono in un certo senso i sufganiyot israeliani, pastelle di farina fritte nell’olio e farcite con della marmellata. Si conta che almeno ogni ebreo consumi almeno un sufganiya durante l’Hanukkah.

Molte storielle raccontano di questo dolce trovando verità nelle radici del suo nome, tavolta un po’ forzatamente (ad esempio sof-gan-yud-hey Giardino dell’Eden), ma probabilmente arriva da Sfog che significa spugna, poichè assorbe l’olio.

L’origine della ricetta la si trova in un libro del 1485 Kuckenmeisterei stampato da Gutemberg, ce lo racconta uno storico del cibo ebraico Gil Marks nel suo libro Encyclopedia of Jewish Food, ma come sia arrivato dalla Germania in Israele non è chiaro: qualcuno parla di passaggio verso la Polonia come dolce delle feste, qualcuno assegna la responsabilità agli ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, qualcuno ne fa un prodotto in grado di creare manodopera e lavoro, quindi molto diffuso e in grado di raggiungere Israele.

Questa frittella sembra però essere cambiata nel tempo, le prime, tedesche, erano infatti ripiene di formaggio o di carne perché lo zucchero era ancora molto costoso, Intorno al 1600, il nuovo prezzo dello zucchero permette l’uso casalingo e l’abitudine alla preparazione della conserva dolce che porta qualche tempo più tardi alla variante della frittella con marmellata. In Yiddish, questa frittella cambia il nome quando non è riempita e diventa Donat.

Un curioso aneddoto e un commento yiddish, sulle frittelle di marmellata è segnalato dall’autore dell’Encyclopedia of Jewish Food, che vale la pena citare:

“Dai primi dell’800, i tedeschi hanno chiamato le frittelle ripiene semplicemente berlinesi. Secondo quanto racconta un aneddoto tedesco, nel 1756 un fornaio patriottico di Berlino è stato riformato perchè inadatto al Servizio Militare Prussiano, ma comunque è stato fatto rimanere come cuoco per il reggimento. Siccome gli eserciti sui campi di battaglia non avevano possibilità di avere forni, il panettiere riformato iniziò a friggere frittelle sopra un fuoco e i soldati iniziarono presto a chiamarle con il nome della sua città natale, le chiamarono quindi “berlinesi”. Il termine cominciò in seguito ad indicare anche i krapfen ripieni. Tecnicamente, quindi, si può dire la famosa dichiarazione di John F. Kennedy presso il muro di Berlino, “Ich bin ein Berliner”, significa “Io sono una frittella ripiena”.

Da Encyclopedia of Jewish Food di Gil Marks

Di cibo tradizionale kosher ne parlano anche Gabrielle e Sonya Gropman, madre e figlia unite non solo nella tradizione culturale ma anche come artiste visive. Entrambe vivono a New York e promuovono e approfondiscono questa specifica della cultura ebrea di lingua tedesca.

http://germanjewishcuisine.com

La ricetta che proponiamo è invece di Molly, una giovane jewish food writer di New York.
http://mynameisyeh.com

SUFGANIYOT VELOCI
di Mynameisyeh

Ingredienti:

1 sfoglia di pasta per biscotti comprata (o potete anche farla da voi!)
olio di colza, per friggere
1 piccola tazza di zucchero, in granuli o a velo
circa ½ tazza di marmellata (o anche altri ripieni)

Procedimento:

Fate acclimatare la pasta per circa 20 minuti, così che sia più semplice stenderla.
Su un ripiano infarinato stendere la pasta finché non abbia raggiunto lo spessore di 3-4 cm. Ritagliare 21 cerchietti di 4-5 cm ( a me piace usare il coperchio del barattolo della marmellata)
Riempire una padella con 4 cm di olio e portarlo alla temperatura di 360 gradi, la temperatura ideale è tra I 360 e I 375.
Friggete la pasta, finché ogni faccia sia di un bel marrone. Provatene uno per assicurarvi che non siano ancora crudi nel mezzo.
Deponete I donut in un tovagliolo di carta, asciugando l’olio in eccesso, e poi spolverare di zucchero.
Riempire con marmellata usando un sac-a-poche. Se la marmellata è troppo consistente, riscaldatela per trenta secondi nel microonde.

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